Set 2026

LA SUNAMITA E SUO FIGLIO Testo biblico: 2 Re 4:8-37

Introduzione
Questa non è una delle storie più conosciute della Bibbia; tuttavia, è una storia straordinaria, perché ci mostra fino a che punto Dio può trasformare una persona.

Prima parte

La presentazione della Sunamita
La Sunamita era una donna benestante che viveva a Sunem, un villaggio situato ai piedi del monte Tabor e circondato da campi di grano particolarmente fertili. Era ricca, ma anche molto ospitale.
Sunem si trovava all’incirca a metà strada tra Samaria e la costa, a circa una giornata di cammino da entrambe.
Nonostante la sua vita devota, questa donna portava nel cuore un grande dolore: era sterile. In quella società, tale condizione le sarà certamente costata il disprezzo di alcuni familiari e concittadini.
Il profeta Eliseo, riconoscente per l’ospitalità che lei gli offriva e desideroso di ricompensarla, le fece questa promessa:
"L’anno prossimo, in questo stesso periodo, tu abbraccerai un figlio" ** (2 Re 4:16a).
La sua reazione, però, fu sorprendente:
"No, mio signore, tu che sei un uomo di Dio, non ingannare la tua serva!" ** (2 Re 4:16b).

Desiderare di credere, ma non osare farlo
Ecco una donna che desiderava credere, ma non osava farlo.
Quante “Sunamite” ci sono oggi in mezzo a noi?
Forse vorreste donare la vostra vita a Gesù, ma non osate farlo per paura di ciò che diranno gli altri, oppure perché temete di non riuscire a perseverare.
Avete sperato di essere guariti o liberati; avete cercato la guida di Dio, la conversione di un familiare, l’esaudimento delle vostre preghiere o la risposta a un bisogno particolare, ma siete rimasti delusi.
Vorresti credere veramente a tutto ciò che è scritto nella Bibbia e a tutto ciò che viene predicato, ma non osi più farlo. Non osi più chiedere agli altri di pregare per te, perché temi di essere nuovamente deluso e che, nel tuo caso, non accada nulla.
Allora reagisci come la Sunamita:
"Non ingannare la tua serva!" ** (2 Re 4:16b).
Le sue lunghe delusioni l’avevano resa scettica. Pensava che una cosa simile non fosse possibile per lei.
Ci sono molte “Sunamite” fra i figli di Dio. Conoscono le promesse della Parola di Dio, ma pensano che non valgano per loro. Credono nel perdono, nella guarigione, nella liberazione e nella vittoria, ma non pensano di poter essere personalmente perdonati, guariti, liberati o vittoriosi.
All’inizio credevano, ma poiché non hanno ancora ricevuto ciò che desideravano o speravano, hanno perso la speranza.

I nostri dubbi non annullano le promesse di Dio
Nonostante i suoi dubbi, la Sunamita rimase incinta e diede alla luce un figlio:
"Questa donna concepì e, l’anno dopo, in quel medesimo periodo partorì un figlio, come Eliseo le aveva detto" ** (2 Re 4:17).
La Parola di Dio rimane valida anche quando noi facciamo fatica a credervi.
Le promesse di Dio non hanno il loro “sì” e il loro “Amen” in noi, ma in Gesù:
"Infatti tutte le promesse di Dio hanno il loro 'sì' in lui; perciò, pure per mezzo di lui noi pronunciamo l’Amen alla gloria di Dio" ** (2 Corinzi 1:20).
Il dubbio può impedirci di accogliere le promesse di Dio, ma i nostri dubbi non impediscono a Dio di compiere ciò che ha promesso.
Dio mantiene sempre la sua Parola. Egli adempie sempre le sue promesse:
"Di tutte le buone parole che il Signore aveva dette alla casa d’Israele non una cadde a terra: tutte si compirono" ** (Giosuè 21:45).
"Riconoscete dunque con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra che neppure una di tutte le buone parole che il Signore, il vostro Dio, ha pronunciate su di voi è caduta a terra; tutte si sono compiute per voi: neppure una è caduta a terra" ** (Giosuè 23:14).
Talvolta non sentiamo che Dio è con noi e che compirà le sue promesse. Tuttavia, la potenza di Dio non dipende dai nostri sentimenti. Essa non opera mediante le nostre emozioni, ma mediante la sua Parola.
La promessa di Dio, pronunciata per bocca del suo profeta, si compì. Dio adempie sempre le sue promesse. Egli è in grado di fare:
"Infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo" ** (Efesini 3:20). Non sottovalutiamo Dio!

Seconda parte

La felicità lascia il posto al dolore
Quale felicità avrà provato la Sunamita alla nascita di suo figlio! Quale gioia nel vederlo crescere!
Era il suo unico figlio, un bambino nato miracolosamente in seguito a una promessa di Dio.
Sono trascorsi alcuni anni. Il bambino è ormai cresciuto. Un giorno, mentre si trova nei campi con suo padre, accade improvvisamente qualcosa di terribile:
"Disse a suo padre: 'La mia testa! La mia testa!' Il padre disse al servo: 'Portalo da sua madre!' Il servo lo portò via e lo condusse da sua madre. Il bambino rimase sulle ginocchia di lei fino a mezzogiorno, poi morì" ** (2 Re 4:19-20).

Rimanere saldi sulla promessa di Dio
Considerando ciò che sappiamo della Sunamita, potremmo immaginare una reazione come questa:
“Che terribile delusione! Lo sapevo! Perché Dio mi punisce in questo modo? Mi ha dato un figlio, ha permesso che il mio sogno diventasse realtà e ora me lo toglie. Il mio sogno non era altro che un miraggio!”
Avrebbe anche potuto ricordare ciò che aveva detto al profeta:
"No, mio signore, tu che sei un uomo di Dio, non ingannare la tua serva!" ** (2 Re 4:16b).

Portate i vostri bisogni al Signore
Sorprendentemente, però, la Sunamita non reagì in questo modo. Invece di ascoltare la voce del diavolo e di accettare passivamente ciò che era accaduto, scelse di credere alla Parola di Dio:
"E Gesù gli disse: 'Dici: Se puoi! Ogni cosa è possibile per chi crede” ** (Marco 9:23).
"Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica" ** (Filippesi 4:13,).
Quale cambiamento era avvenuto in lei! Prima pensava: “Non posso avere un figlio”. Ora, invece, diceva: “Non posso perdere mio figlio!”
"Allora la donna salì, lo adagiò sul letto dell’uomo di Dio, chiuse la porta e uscì" ** (2 Re 4:21).
"Poi fece sellare l’asina e disse al suo servo: 'Guidala, e tira via; non mi fermare per strada, a meno che io non te lo dica'. Così partì e giunse dall’uomo di Dio, sul monte Carmelo" ** (2 Re 4:24-25a).
Fratelli e sorelle, la vera fede non cambia quando cambiano le circostanze. La vera fede non dipende dalle circostanze, ma dalla Parola di Dio.
Quando Dio ha dichiarato o promesso qualcosa nella sua Parola, quella è la verità e si realizzerà nonostante le circostanze e nonostante ciò che gli altri dicono o pensano.
Le circostanze avrebbero potuto portare la Sunamita a credere che ciò che aveva sempre temuto fosse realmente accaduto: Dio e il suo profeta l’avevano ingannata.
Lei, però, decise di agire sulla base della promessa di Dio, invece di credere alle circostanze. Perciò si rifiutò di accettare la morte di suo figlio come la conclusione definitiva della storia.
Non disse nulla a nessuno, neppure a suo marito. Depose il corpo del ragazzo sul letto del profeta, chiuse la porta e partì verso il monte Carmelo, distante circa quaranta chilometri.

Il discernimento spirituale
Eliseo la vide arrivare da lontano. Quando la donna raggiunse il profeta, Gheazi cercò di allontanarla, ma Eliseo disse: "Lasciala stare, poiché l’anima sua è amareggiata, e il Signore me l’ha nascosto; non me l’ha rivelato" ** (2 Re 4:27b).
Alcuni insegnano che un cristiano non dovrebbe mai essere triste. La fede, però, non esclude la tristezza.
Vivere sotto la benedizione di Dio e ricevere le sue promesse non significa che non incontreremo mai difficoltà o avversità.
La Sunamita non comprendeva ciò che le stava accadendo, né perché Dio lo permettesse. La sua anima era profondamente amareggiata, ma non aveva perso la fede. Per questo motivo andò da Eliseo portandogli il proprio bisogno.
Pensava che la morte del ragazzo non fosse spiritualmente coerente con la promessa ricevuta. Lei non aveva chiesto un figlio: Dio glielo aveva donato per grazia. Era un figlio della promessa. Perciò comprese che non poteva essere il Signore ad averglielo tolto.
Non criticò Dio e non accusò il profeta. Si limitò a dire:
"Avevo forse chiesto di poter avere un figlio? Non ti dissi dunque: 'Non m’ingannare'?" ** (2 Re 4:28).
Anche noi possiamo presentarci davanti al Signore con le nostre delusioni.
Quanto è importante possedere il discernimento spirituale dimostrato dalla Sunamita! Ella guardò oltre le circostanze. Si rese conto che ciò che le stava accadendo era opera del diavolo e decise di non concedere la vittoria a Satana.
Un fallimento o una difficoltà possono essere permessi dal Signore per mettere alla prova la nostra fede. In tal caso, non dobbiamo ribellarci, ma chiedere al Signore la grazia e la forza necessarie per perseverare.
Quando, invece, comprendiamo che non è il Signore l’autore della prova, ma che ci troviamo davanti a un attacco del nemico, non dobbiamo accettarlo passivamente. E quando non ci sentiamo abbastanza forti per combattere da soli, dobbiamo chiedere aiuto, proprio come fece la Sunamita.
La morte del bambino non poteva annullare la promessa di Dio, perché quel bambino era stato concepito in seguito alla sua promessa:
"Perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili" ** (Romani 11:29).
Dio non cambia idea. Se il Signore vi ha dato una promessa, non permettete al diavolo di rubarvela!

La perseveranza
La perseveranza è essenziale quando desideriamo ricevere qualcosa da Dio. Spesso ci arrendiamo troppo presto.
La Parola di Dio dichiara:
"Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato" ** (Marco 13:13b).
"Con la vostra costanza salverete le vostre vite" (Luca 21:19).
"Siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera" ** (Romani 12:12).
"Infatti avete bisogno di costanza, affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso" ** (Ebrei 10:36).
"Se abbiamo costanza, con lui anche regneremo" ** (2 Timoteo 2:12a).
Perseverare significa non arrendersi, ma continuare fino all’arrivo della risposta. Non accontentiamoci mai di qualcosa di inferiore a ciò che Dio ha promesso.

L’esaudimento
La madre del bambino disse a Eliseo:
"Com’è vero che il Signore vive e che tu vivi, io non ti lascerò" ** (2 Re 4:30b).
Fece bene a perseverare, perché aveva ragione.
Il primo tentativo di Gheazi non produsse alcun risultato:
"Gheazi, che li aveva preceduti, pose il bastone sulla faccia del bambino, ma non ci fu voce né segno di vita. Allora andò incontro a Eliseo e gli riferì la cosa, dicendo: 'Il bambino non si è svegliato'" ** (2 Re 4:31).
Ma, Sunamita, non arrenderti!
Eliseo entrò nella casa, si chiuse nella stanza con il bambino e pregò il Signore. Si distese sul ragazzo, e il suo corpo cominciò a riscaldarsi. Il bambino starnutì sette volte e aprì gli occhi. Eliseo chiamò allora la Sunamita e le disse di riprendere suo figlio ** (2 Re 4:32-36).

Conclusione
Sei come la Sunamita nella prima parte della storia?
Vorresti credere, ma non osi farlo? Desideri ricevere qualcosa da Dio, ma esiti ad avvicinarti a lui?
Non temere.
Dio è buono. Non ti abbandona e mantiene la sua Parola.
**Tutti i testi biblici sono stati presi dalla versione La Nuova Riveduta*

 

  • Fonte: © https://topmessages.topchretien.com/texte/la-sunamite-et-son-fils/
  • Autore: Michaël Williams est professeur à temps partiel au Continental Theological Seminary, St Louis,
  • Traduzione: Giosuè Risoluto
  • Upload: Stefano Marano

Lascia un breve messaggio

Devi compilare tutti i campi
Devi compilare tutti i campi
Devi compilare tutti i campi
Devi compilare tutti i campi