Missionari unidirezionali: uomini e donne di Dio che non si voltarono mai indietro

Qualche settimana fa ho parlato con un caro amico cristiano della carenza odierna di missionari. Questo mi ha fatto ricordare gli appunti di una conferenza per evangelisti a Rotterdam, alla quale ho partecipato e che ho ritenuto opportuno aggiornare e condividere.
Alla fine del 1800 e all’inizio del 1900, in diverse parti del mondo cristiano, c’erano gruppi di missionari che, prima di partire per la missione in una terra straniera, non preparavano una semplice valigia, ma prendevano una bara. La riempivano con i loro averi e un biglietto di sola andata. Così facendo dimostravano di essere pronti a morire nella terra che stavano per raggiungere. Molti morirono di malattia, violenza o sfinimento. Ma le loro bare non rappresentavano sconfitta: erano simboli di vittoria e di dedizione totale.
Riusciamo a immaginarci con quali sentimenti noi avremmo preparato i nostri averi personali dentro un simbolo di morte?
Imbarcandosi sulle navi con la loro bara, questi uomini e donne di Dio misero in pratica in modo radicale il comando di Gesù: “Chi vuole essere mio discepolo rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.” (Luca 9:23)
Uno dei tanti esempi significativi di questo tipo di impegno fu il missionario Peter Milne. Egli scelse di raggiungere una tribù di cacciatori di teste nelle isole Nuove Ebridi, oggi le isole “Vanuatu”, nel Pacifico meridionale, al largo della costa australiana. Tutti i missionari che prima di lui avevano tentato di portare il Vangelo a quel popolo erano stati uccisi, e Milne non aveva alcuna garanzia che la sua sorte sarebbe stata diversa.
Eppure, senza lasciarsi intimidire, partì con la sua bara. Trascorse più di cinquant’anni in quelle isole, annunciando Gesù Cristo agli abitanti delle tribù. Quando morì per cause naturali, la comunità lo seppellì al centro del villaggio, e sulla lapide incise: “Quando arrivò non c’era luce. Quando se ne andò non c’era oscurità.”
Questi missionari unidirezionali compresero pienamente le implicazioni della chiamata di Gesù: “Prendi la tua croce e seguimi.” Era – ed è – una chiamata a rinunciare alla paura, alla comodità, alla sicurezza e al controllo, per seguire la via della croce.
La loro testimonianza ci invita oggi a non vivere per il comfort, ma per Cristo. Che sia dall’altra parte del mondo o semplicemente dall’altra parte della strada, possiamo avere lo stesso desiderio: far conoscere Gesù a coloro che ci circondano.
Questo principio potrebbe sembrare radicale, ma ci pone una domanda importante:
“Cosa sto facendo per il Signore? Come posso donarmi a Lui, alla chiesa e al prossimo?”
Non è necessario andare in un altro Paese; basta vivere la nostra fede nella vita quotidiana.

  • Testo: Salvatore Farinato
  • Fonte: © RisorseCristiane.ch
  • Upload: Stefano Marano