Il soldato diciannovenne e i suoi prigionieri giapponesi

Un soldato americano diciannovenne, insignito di una medaglia al valore durante la Seconda guerra mondiale per aver catturato da solo un intero gruppo di soldati giapponesi, raccontò quanto segue:
«In realtà non meritavo affatto quella medaglia. Ecco com’è andata: insieme a cinque compagni fui fatto prigioniero dai giapponesi. Ci spinsero con le baionette attraverso la giungla. Dovetti assistere all’uccisione e alla mutilazione dei miei compagni, uno dopo l’altro. Recitai il Salmo 23 e pregai il Padre Nostro. Dovevo morire, ma ero determinato a non mostrare paura ai miei nemici.
Tremando come una foglia, con una baionetta nella schiena, mentre arrancavo nel fango che mi arrivava alle caviglie, improvvisamente cominciai a fischiettare una canzone cristiana, come facevo da bambino quando dovevo attraversare un vicolo buio. Il testo diceva: «Il Signore conosce i suoi e li ha sempre conosciuti, i grandi e i piccoli di ogni popolo e paese. Non li lascia perire, li guida dentro e fuori; nella vita e nella morte sono e rimangono suoi».
All’improvviso mi accorsi che qualcuno stava fischiettando insieme a me: era la mia guardia giapponese. Anche lui fischiettava la stessa melodia. Ben presto mi accorsi che si era messo il fucile a tracolla; poi si avvicinò a me. Per la sorpresa feci quasi un balzo quando mi rivolse la parola in un inglese perfetto: «Ho sempre ammirato queste meravigliose canzoni dei cristiani».
Dopo poche frasi di conversazione scoprii che quel soldato giapponese aveva imparato l’inglese in una scuola missionaria alla quale anch’io avevo collaborato durante la scuola domenicale.
Il giapponese parlò della guerra e di quanto fosse profondamente detestata dai cristiani in Giappone. Ci rendemmo conto che entrambi consideravamo la fede cristiana una grande forza e ci chiedemmo che cosa sarebbe potuto accadere se le persone avessero davvero osato vivere la loro fede in modo coerente. Poi parlammo delle nostre famiglie e della nostra patria. Su suggerimento del giapponese, alla fine ci inginocchiammo nel fango e pregammo.
Quando ci rialzammo, considerando la situazione di guerra, mi chiese di portarlo come prigioniero dai miei connazionali al quartier generale americano. Sulla via del ritorno il mio amico trovò altri nascondigli e riuscì a convincere altri cristiani giapponesi a unirsi a noi.
Non dimenticherò mai il barlume di speranza e la gioia nei loro occhi quando il mio amico raccontò a ciascuno di loro come ci eravamo incontrati e dove sarebbero stati portati.
Durante tutto il tragitto parlammo di Gesù. Quando ci avvicinammo al campo americano, i giapponesi assunsero un’espressione rigida e rassegnata, come avevamo concordato in precedenza, e io li condussi nel campo con il fucile puntato.
«Vedete, per questa esperienza meravigliosa che ho vissuto non merito davvero alcuna medaglia al valore; la racconto soltanto perché ho vissuto un grande miracolo, per ringraziare il Signore e rendere a Lui la gloria.»

  • Testo: E. Cowman
  • Fonte: © “Alle Quellen sind in Dir”, una lettura che raccomandiamo volentieri.
  • Traduzione: Salvatore Farinato
  • Upload: Stefano Marano