La drammatica esperienza di Sandro F. e il suo incontro con Gesù – prima parte
Introduzione: Salvatore Farinato
Tempo fa mi recai a Zurigo per aiutare una persona a sistemare un problema. Arrivato alla stazione centrale e salito sul tram diretto al mio appuntamento, incontrai una coppia di turisti francesi sulla cinquantina che osservava una mappa della città, indecisa sul percorso da seguire.
Mi presentai e cercai di consigliarli. Poco dopo mi chiesero se potessi accompagnarli per un breve giro turistico. Sentii in me la convinzione di doverlo fare, quindi spostai il mio appuntamento al giorno successivo e accompagnai Alessandro e Marilène alla scoperta di Zurigo.
Al termine della visita ci fermammo a prendere un caffè. Durante la conversazione scoprii che Alessandro era di origine italiana e che lui e Marilène erano cristiani evangelici. Incuriosito, chiesi ad Alessandro come avesse conosciuto Gesù. Da lì iniziò il racconto della sua avventurosa testimonianza di fede.
Alessandro F. racconta…
Premetto che questa narrazione dei fatti vissuti non è una resa dei conti con qualcuno, bensì un incoraggiamento a quanti nella vita hanno vissuto o vivono ancora fasi difficili e molte delusioni. Dio ti ama infinitamente e, se gli affidi la tua vita, sarà sempre al tuo fianco, come lo è stato con me!
Sono nato nel 1969, in un piccolo paese tra Napoli e Roma. I miei genitori facevano del loro meglio per crescere noi tre figli. Mio padre lavorava nel settore tecnico ed era spesso lontano da casa per settimane o mesi, mia madre gestiva una sartoria per terzi, ma faceva il possibile per essere a mezzogiorno a casa.
Da giovane aveva vissuto il terrore della seconda guerra mondiale e, purtroppo, le insicurezze e la lotta per la sopravvivenza avevano lasciato in lei profonde ferite. Di conseguenza, qualche volta perdeva la pazienza e si alterava.
Mio padre volle chiamarmi Alessandro, un nome non tipico in Campania. Sfortunatamente, ero il figlio di mezzo. Avevo un fratello maggiore e, dopo di me, una sorella; fratello e sorella molto cari. Dicevo “Sfortunatamente…”, poiché dopo la perdita del suo primo figlio appena nato, mia madre sviluppò un attaccamento particolare verso di loro e per me aveva poco tempo. Spesso mi sembrava di essere “il cenerentolo” della famiglia oppure Calimero, il pulcino nero. Nonostante facessi di tutto per dimostrare il mio valore, mi venivano spesso rivolte espressioni come: “Non sei buono a nulla” oppure “Possibile che non ne fai mai una giusta?” ecc. mi venivano dette spesso. Quelle frasi alimentarono in me rabbia e ribellione. A tredici anni ero già conosciuto come Alessandro il terribile.
L’eroe incompreso
Un giorno, tornando da scuola, vidi vicino casa due ragazzi che maltrattavano un bambino di circa otto anni. Spinto da una forte rabbia, riuscii a metterli in fuga, e a prendermi cura del bambino che piangeva. Mentre gli tiravo su i pantaloncini, gli abbottonavo le bretelle e cercavo di consolarlo, arrivò di corsa sua madre, che vedendomi accanto al figlio, pensò che io fossi l’aggressore. Cercai di spiegarle l’accaduto, ma non volle ascoltarmi; anzi, cominciò a lanciarmi le più pesanti maledizioni (napoletane). In breve, io “l’eroe” fui da lei accusato di essere un “abusatore di bambini”. In poco tempo, la storia fece il giro del quartiere, ma purtroppo con la versione della mamma del bambino. Di conseguenza, tutto il vicinato cominciò a schivarmi con sguardi di disprezzo.
Mia madre fu messa al corrente dell’accaduto, naturalmente con la versione sbagliata, ma quando rientrai non mi chiese spiegazioni. Avrei tanto voluto darle chiarimenti sull’accaduto, ma per timore di dover sentire espressioni come: “Possibile che ti metti sempre nei guai, ecc.” ed essere ingiustamente punito, non le dissi nulla, ma il mondo mi crollò addosso. Quella sera piansi a lungo nel mio letto; il mio sonno veniva interrotto dalla domanda che mi ponevo con profondi sospiri: “Papà, dove sei? Quando torni? Mi manchi!” Con lui riuscivo a confidarmi, sentivo che lui era l’unico a capirmi veramente.
Il tentativo di suicidio e il miracolo
Il dolore e il senso di solitudine crebbero a tal punto che iniziai a pensare al suicidio; volevo farlo in modo irrimediabile. Davanti a casa c’era una scarpata che conduceva a una strada costeggiata dai binari ferroviari; lì c’era un passaggio a livello. Un giorno scesi per la scarpata fino al passaggio a livello per farla finita. Rimasi vicino alle sbarre in attesa del prossimo treno; vicino a me c’erano due donne. Quando vidi il treno apparire in una curva lontana, notai che si trattava di un treno merci, proprio quello che faceva al mio caso.
Passai sotto le sbarre e, mentre le donne allarmate mi gridavano di tornare indietro, mi incamminai per il piccolo sentiero lungo i binari. Ero deciso a porre fine a quella vita tormentata!
Camminai senza guardare indietro, concentrato sul rumore delle rotaie e del treno che di lì a poco sarebbe giunto alla mia altezza. Sentendo il rumore molto vicino, gettai uno sguardo alle spalle; era giunto il momento decisivo: il treno distava circa duecento metri da me e non avrebbe potuto frenare. Feci velocemente gli ultimi tre passi e, poco prima che mettessi il piede sulle rotaie, qualcuno mi afferrò per la maglietta e mi tirò indietro.
Fui salvato appena in tempo! Mi voltai e vidi un uomo che mi strinse forte tra le sue braccia. Non disse parole di rimprovero; il suo volto esprimeva soltanto amore! Asciugò le lacrime che mi solcavano il viso, mi accarezzò e, con voce dolce mi disse: “Promettimi di non fare mai più una cosa del genere!” Era un’espressione di amore che mi riscaldava il cuore; una sensazione che non avevo mai conosciuto.
In quel momento guardai le donne che continuavano a gridare: “Cosa fai, sei pazzo!” Le guardai solo per qualche secondo e poi mi volsi verso l’uomo che mi aveva salvato; volevo sentire di nuovo il calore del suo abbraccio, sentire la sua calda voce. Ma lui non c’era più, era sparito nel nulla. Andai subito dalle donne e chiesi loro se avessero visto l’uomo che mi aveva salvato. Ma la risposta fu: “Quale uomo? Non abbiamo visto nessuno! Forse stai allucinando.”
Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo, sapevo solo che io lo avevo visto e il calore del suo abbraccio era indimenticabile, era l’affetto che avevo sempre desiderato; finalmente qualcuno che mi voleva bene! Avevo vissuto un miracolo? Avevo davvero visto un angelo?
Una vita tormentata…
Avevo ormai sedici anni, ma la mia vita era senza senso. Nutrivo una grande rabbia e un profondo odio verso coloro che mi giudicavano ingiustamente e mi umiliavano; volevo vendicarmi.
Un giorno venni a sapere da un coetaneo che persone della malavita cercavano ragazzi disposti a compiere un furto. L’idea di entrare in quel mondo mi attirava, soprattutto ero interessato alle istruzioni, che forse avrebbero reso possibile la mia vendetta. L’appuntamento era alle due di notte in un posto a circa venti chilometri da casa.
Quella sera andai a letto vestito. All’una di notte, uscii di casa e, con la bicicletta mi recai al punto d’incontro. Il cuore mi batteva forte, sorgevano domande come: “Chi incontrerò, cosa dovremo fare, riceverò le giuste istruzioni per vendicarmi?”
Giunsi sul posto molto prima del termine fissato; gli altri non erano ancora arrivati. Mentre aspettavo sotto la luce di un lampione, una macchina si fermò davanti a me. Le gambe mi tremavano e un forte senso di paura mi fece rabbrividire. Quando l’autista abbassò il finestrino, notai che era “Zi Pascale” Zio Pasquale, una conoscenza di mio padre.
Capì subito che qualcosa non andava e, quando mi chiese cosa facessi in quel posto a quell’ora, riuscii appena a balbettare una scusa non plausibile.
Mi spiegò che quello era un luogo della malavita e insistette per portarmi a casa; caricata la bicicletta, mi portò a casa. Prima che scendessi dalla macchina mi tranquillizzò dicendomi che non avrebbe detto niente a mio padre, a condizione che non fossi più tornato in quel posto.
Il giorno dopo, seppi che i ragazzi che erano presenti a quell’incontro erano stati arrestati dai carabinieri durante il furto. Questa volta il mio angelo si chiamava “Zi Pascale”!
L’incontro decisivo
Col passare del tempo persi completamente la stima di me. Sembrava che le parole negative ricevute attraverso gli anni stessero per diventare la mia identità.
Un giorno un vicino di casa mise in circolazione la voce che mi avrebbe denunciato alla polizia, ma per cosa?
Dopo questo fatto, decisi di andare fino in fondo e, ricevuto da un ragazzo che simpatizzava con la malavita l’indirizzo che faceva al mio caso, presi il treno che mi avrebbe portato alla destinazione, a circa 30 chilometri. Ero irrequieto, il cuore mi batteva velocemente, mi chiedevo cosa e chi avrei trovato.
Sceso alla stazione, non sapevo a chi chiedere informazioni. Vidi un uomo di bell’aspetto sulla cinquantina, si chiamava Antonio M.; mi avvicinai per chiedergli come arrivare a quell’indirizzo. Quando lesse il nome della strada, mi sorrise paternamente, chiese il mio nome e disse: “Caro Alessandro, credo che nella vita tu abbia sofferto molto; forse, prima che ti accompagni in quel posto, sarebbe bene parlare un poco insieme”. Mi invitò a pranzo a casa sua, dove conobbi sua moglie Margherita, una donna molto gentile e accogliente.
Accettai volentieri l’invito, sia per il suo comportamento amorevole che esprimeva fiducia, sia perché avevo un buco nello stomaco.
Prima di mangiare, Antonio mi spiegò che lui e Margherita erano cristiani evangelici e mi chiese se potesse ringraziare Dio per il cibo. Naturalmente approvai e lui fece una breve ma toccante preghiera per ringraziare Dio per il pranzo, e chiedergli di prendersi cura di me. Durante quella semplice preghiera sentii una pace profonda entrare nel mio cuore e una voce dolce sussurrarmi: “Non temere, io ti amo e sarò sempre con te.” Pensando che qualcuno avesse parlato, chiesi spiegazioni, ma Antonio e Margherita mi dissero che nessuno aveva pronunciato quelle parole. Poi Antonio mi spiegò che certamente era stato Gesù a parlarmi, poiché mi amava.
Da quel momento, l’odio e il desiderio di vendetta scomparvero dal mio cuore. Per la prima volta nella mia vita mi sentii veramente amato.
Antonio aggiunse che anche quella mattina, mentre pregava, aveva sentito il particolare impulso di recarsi alla stazione, proprio nell’ora in cui arrivava il mio treno. Un appuntamento organizzato da Dio?
Con molta delicatezza mi parlarono dell’amore di Dio e della salvezza in Gesù Cristo. Quello stesso giorno decisi di affidargli la mia vita. Inoltre, mi spiegarono come fare i primi passi nella fede, cosa che misi subito in pratica. L’odio e il desiderio di vendetta sparirono e, dalla gioia, avrei voluto abbracciare il mondo intero.
Antonio era un esperto di informatica, grazie a lui e a Margherita potei studiare informatica, inglese e francese per due anni.
La testimonianza continua il prossimo mese con la seconda parte dell’avventura di Alessandro.
- Fonte: © Risorsecristiane.ch
- Autore: Salvatore Farinato, dagli appunti del colloquio con Alessandro e Marilène F.
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